La fuga dei baccelli

blog sinottico di due ricercatori in fuga

July 27th, 2011

Imbarazzo

No Comments, Vienna, by giacomo.

È inevitabile, succede sempre, eppure non riesco ad abituarmici.
All’estero – e insomma ci sono stato abbastanza spesso negli ultimi dieci anni – prima o poi me lo chiedono sempre, con diverse intonazioni, con diverse intenzioni: “…ma…e Berlusconi?”.
C’è chi lo chiede col sorrisetto, come a dire “belle figure di merda, eh!”, chi con stupito interesse, chi vorrebbe capire, chi sfottere. Generalmente comunque prevale lo sconcerto accorato.
Non è facile spiegare, forse perché non ho io per primo chiaro cosa accada al nostro popolo.

Vagli a spiegare.

Un conto è spiegare Borghezio: esso è un fascista malato, matto, e riscuote successo in una parte risibile della popolazione. Osceno, ridicolo, grottesco, chiamatelo come volete, ma è in un certo qual modo considerabile fisiologico.

Berlusconi invece è stato votato dalla maggioranza degli italiani. Che o non sanno, o non vogliono sapere: un conto è avere un presidente del consiglio che non si vorrebbe avere, un conto è averne uno che viene considerato, all’estero, un completo buffone, e in modo purtroppo bipartisan, da destra e da sinistra. Perché certe cazzate all’estero non passano inosservate. Per ora solo una volta è andata meglio, con un gentilissimo indiano che mi ha detto che a loro non fa tanto effetto Berlusconi, perché da loro è sempre così. Gentilissimo, ma lo stesso – non so perché – mi veniva da piangere.

Generalmente adotto una strategia integrata, per uscirne velocemente:
1) in Italia c’è una grandissima crisi culturale (e quindi il discorso è troppo grosso per essere affrontato senza addormirsi);
2) siamo una democrazia acerba, tarpata dalla guerra fredda, stretta fra USA e URSS, dove il PCI non poteva di fatto vincere le elezioni, e quindi una democrazia zoppa (e dimmi che ho torto);
3) ma…e xxx? (e qui – se disponibile – inserisco il nome della loro vergogna nazionale, sorrido sornione come a dire “vogliamo andare avanti?” e con questo passo con disinvoltura mi getto sulla birra. Se non ce n’è, simulo un attacco convulsivo.)

July 26th, 2011

Questioni di volontà

No Comments, Mail - di fretta, Santander, by enrico.

Bastano pochi giorni in Italia per ricordarci il perché delle nostre partenze.

Venerdì, mentre salivo sull’aereo che mi avrebbe riportato qualche giorno a Firenze leggevo velocemente due notizie: c’era stato un attentato ad Oslo ed si raccontava di una ragazza che aveva lasciato la ricerca ed il mondo accademico per un per un posto sicuro da capotreno. Due notizie tra loro diverse e lontane, ma due notizie che, per vie diverse, mi hanno suscitato lo stesso sentimento:

non voglio vivere in un Paese dove sia considerato un esempio positivo che una giovane ricercatrice sia costretta a riciclarsi in un mestiere che non è il suo. Intendiamoci, non c’è spocchia in questa mia considerazione. Mi sembra semplicemente folle che, come comunità, si investa tanto (fino al conseguimento di un dottorato di ricerca) su una persona per poi costringerla a fare tutt’altro. Noi ricercatori precari trentenni saremo, chi prima chi dopo, tutti costretti a fare altro, ma, per favore, si abbia il buon gusto di non fare delle nostre storie degli esempi positivi e ci si interroghi invece seriamente sui paradossi e sulle storture di questo Paese.

Ma, soprattutto, non voglio e non posso vivere in un paese che genera, e vota, dei mostri politici come lo pseudo-onorevole Mario Borghezio secondo cui le idee del killer norvegese sarebbero “in larga parte condivisibili”.

A volte sembra che l’Italia non solo non sia un Paese per giovani ma, più amaramente, non sia un Paese per vivere.

Altro giro, altra corsa e proviamo a ripartire……

July 22nd, 2011

Ryanair e affini

No Comments, Mail - di fretta, by enrico.

Aspettare un volo diretto in Italia è sempre un’esperienza peculiare. Mentre la sala d’aspetto si va lentamente riempendo è praticamente impossibile non riconoscere i propri compatrioti. C’è molta varietà. Si va dal classico tipo con zaino Invicta (splendido retaggio degli anni ’80 cui alcuni non si sentono proprio di poter rinunciare) e marsupio (accessorio che, a mio avviso, oggi identifica l’Italia molto più di pizza o spaghetti, cibi vittime di una globalizzazione inarrestabile) a quello perfettamente pettinato con occhiale da sole alla moda che però non rinuncia a viaggiare con quella tuta che nel suo ambiente non si metterebbe neanche per andare a buttare la spazzatura sotto casa (e meno male che l’acetato è definitivamente passato di moda…..). Ci sono poi quelli con immensi sombreri in paglia, tanto alla fine sono stati in vacanza in un paese dove si parla spagnolo e le differenze tra la Cantabria ed il Messico non sono poi tante! Come non citare quelli che danno per scontato che in tutto il mondo, soprattuto in quello latino, tutti parlino e capiscano non solo l’italiano ma anche ogni suo dialetto? Le restrizioni di Ryanair riguardo al bagaglio a mano hanno poi creato un’altra categoria della quale gli italiani si stanno dimostrando interpreti fantastici: quelli che pensano che il loro trolley versione spaziale possa, quasi per miracolo, entrare nella sagoma striminzita del bagaglio accettato e che poi, davanti alla cruda realtà, cominciano ad indossare più vestiti possibile pur di non pagare l’odioso balzello di quaranta euro. Quest’ultima categoria, quella dei “fedeli”, è naturalmente quella con cui solidarizzo maggiormente!

Buon viaggio a tutti!

July 21st, 2011

Barilla

2 Comments, No man's land - in viaggio, Vienna, by giacomo.

20110721-074156.jpg

Tornando a Firenze per uno striminzito fine settimana, mi trovo a ragionare – superficialmente come mio solito – sulla relatività del concetto di “casa”.
Lascio Vienna, nella quale mi sto trovando tutto sommato bene, ma che ancora è ben lungi – e temo lo resterà – dall’esser considerata “casa”, per tornare a Firenze, che invece “casa” è.

Eppure, ben poche volte mi ha seccato così tanto partire.

Ho sempre amato partire, il frizzante sapore della partenza, l’ignoto che sta in ogni viaggio. Il treno di notte poi è per me un luogo magico. Il puzzo del treno, della ferrovia, metallico, il to’to’ttoto’ dei binari, l’essere un po’ sbatacchiati e cullati assieme.
L’intimità coatta, gente che non hai mai visto che scoreggia, si sveglia disfatta. Gli incontri improbabili, la solidarietà di chi non dorme e popola i corridoi. Le pecore nere, quelli che russano, puzzano, piangono. Quelli che hanno un sacco di bagagli.
Le città che passano, le luci, i passaggi a livello.
La bestia nera d’ogni viaggio in treno, la scolaresca, peggio se americana – che bevono.
I controllori, che vegliano tutta la notte, e alla fine fanno da genitori a tutti i passeggeri.
Il treno di notte è una meraviglia.
Ma lo stesso mi girano i coglioni, ho un po’ di magone, di malinconia.

Sarà che lascio Peppotto e la Molino, e dove loro sono, ormai, casa mia sta.

July 20th, 2011

Santander atto II, ovvero viaggiare con lentezza

No Comments, Santander, by enrico.

Arriva regolare, non ho capito se due o tre volte la settimana, annunciato da un fischio che si sente in tutta la baia. Arriva tranquillo, lento, in barba agli aerei che atterrano a pochi chilometri di distanza. Arriva e nel giro di qualche ora riparte…..

Dopo un pò impari a conviverci, lo vedi nel porto e sei sollevato perché anche questa volta significa che il viaggio è andato bene, anche questa volta il Ferry (così tutti lo chiamano senza bisogno di specificare altro) è tornato con il suo carico di turisti inglesi.

Quasi fossimo ancora nell’800 e, soprattutto, in barba a Rayanair e compagnia, esiste tutt’oggi una linea passeggeri tra Santander e Plymouth (Inghilterra). Il viaggio dura 24 ore. Un’eternità se comparato con l’ora che tarda un aereo ma, nonostante questo, il Ferry continua ad andare e a venire con il suo carico di famiglie inglesi.

Quella nave non ha niente di romantico, è grande e moderna, ma di romantico c’è sicuramente la sua presenza, il suo andare e venire, il suo continuare, nonostante tutto e tutti, a viaggiare con lentezza.

Chissà cosa succederà in quelle 24 ore, chissà quali avventure…..

L’ho deciso sin dall’inizio: un giorno la prenderò solo per il gusto di viaggiare con lentezza

 

July 20th, 2011

Vecchie glorie

2 Comments, Vienna, by giacomo.

Oggi, su un affollatissimo bus, un distinto signore, di colore, vestito con una felpa colorata, appena dopo che sono salito, ha tastato il tessuto della mia vecchia felpa, e con soddisfazione ha detto “très jolie”, incurante del fatto che fossimo in Austria. La mia vecchia, gloriosa felpa del 1995.

 

July 19th, 2011

Genova 2001-2011

No Comments, Mail - di fretta, by enrico.

Sono passati dieci anni, noi siamo cresciuti, loro sono invecchiati.
Eravamo pessimisti, pensavamo che le cose sarebbero andate male, ma così tanto forse no.
C’hanno rubato dieci anni….e nessuno ce li renderà mai.

20110719-092805.jpg

July 17th, 2011

La domenica del villaggio e la memoria storica

No Comments, Santander, by enrico.

17 luglio 2011. Il mio personale rito domenicale spagnolo si è ripetuto anche oggi. Dopo essermi svegliato ad un orario consono al paese nel quale mi trovo, sono uscito per andare nell’edicola più vicina a casa, ho comprate l’edizione domenicale di El Pais e ho cercato una panchina dove sfogliare, con calma, il mio acquisto.

Sin da quando ero uscito di casa avevo notato un’insolita presenza di bandiere spagnole appese in ogni dove, mentre mi sedevo sulla suddetta panchina ho notato un ragazzo che appendeva, tutto fiero, al proprio balcone una bandiera con tanto di simbolo della falange (il corrispettivo spagnolo del nostro PNF). Ho letto i titoli del giornale e mi si è accesa la lampadina! 75 anni fa, tra il 17 ed il 18 luglio del 1936, cominciava un lungo inverno per la società spagnola, scoppiava una guerra civile che sarebbe stato solo il prologo di una dittatura quarantennale. Santander è una città di destra, per non dire fascista, come mi potevo aspettare che festeggiassero l’anniversario? Forse erano coincidenze, forse no, ho iniziato a pensare ai problemi degli spagnoli con la propria storia, alle memorie conflittuali, alla rivalutazione del franchismo che qui sembra inarrestabile soprattutto tra i più giovani, all’importanza di fare lo storico oggi, in questa Europa….

 

Poi ho chiuso il giornale, ho spento il cervello e ho cominciato a camminare. Vicino al porto mi sono imbattuto in una gara di canottaggio, il pubblico era folto e sembravano sinceramente presi dalla competizione. C’era un banchino dove per un euro e cinquanta ti davano una tapa di bonito (una sorta di tonno, ma molto più buono e saporito del nostro, che pescano da queste parti e del quale prima o poi vi parlerò) cotto alla brace sul momento, una vera squisitezza…..mi son preso il mio bonito e mi sono seduto su un’altra panchina.

 

ok, gli spagnoli avranno dei problemi con il loro passato (ma noi forse non li abbiamo?), Santander sarà una città ultraconservatrice, ma mi son reso conto che mi sarebbe potuto andare molto, ma mooolto, peggio.

 

Buona domenica del villaggio a tutti!

 

July 17th, 2011

Il giorno del signore

1 Comment, Vienna, by giacomo.

20110717-113514.jpg

Fra i numerosi difetti del popolo austriaco figura anche l’essere cattolico. Tuttavia, unito all’altro difetto “prendersi estremamente sul serio TM”, produce un garbato effetto sinergico che si traduce in una serie di cosine ganze.
Ad esempio il supporto alla famiglia (per altro più orientato alla famiglia naturale che a quella formale, direi).
Oppure la domenica.
Vienna la domenica appare ai miei occhi città morta. Ma ad osservare meglio, è città che si gode il riposo.
I negozi sono chiusi. Tutti. Anche IKEAdiMerda(TM). La gente, invece di prendere la macchina e andare al centro commerciale, passeggia, va al parco, va a nuotare nel Danubio. Non so se pìpino, ma insomma.
È che per me italiano, con la corsa a tenere aperto i negozi, ad andare a far compere, all’IKEA la domenica (io non ci vado quasi mai, ma in testa ce l’abbiamo tutti), vedere questa pace, questo senso dell’ozio dopo una settimana di lavoro, un po’ lascia stranito, e facilmente la confondo con l’assenza di vita.
Come quando quel cretino di Renzi propose di tenere aperti i negozi il Primo Maggio. Col fatto che c’è crisi, riscosse ampio consenso, a parte i soliti polemici di sempre. Il punto però è che un giorno in più, alla fine, non ti cambia la vita, nemmeno in un anno di crisi, e noi non siamo il lavoro che facciamo: c’è altro, ed è meglio.

July 15th, 2011

Il regno dell’oscurità e i suoi goblin

No Comments, Vienna, by giacomo.
La torre - il regno dell'oscurità

La torre - luminose eh le finestre in alto! Io sto sotto.

Sono ospitato in un centro di ricerca internazionale, fra i cui membri ovviamente l’Italia non figura.

Durante l’estate il centro si popola di studenti un po’ da tutto il mondo, e questo riempie abbastanza le stanze, per cui per me posto non ne è stato trovato. Per lo meno non insieme al gruppo cui faccio riferimento.

Il centro ha il quartier generale (così dicono loro) in un bel castello austriaco, che si affaccia su una piazza immacolata a nord e un parco enorme, altrettanto immacolato, a sud. Sulla piazza c’è anche un timido municipio ed una chiesa, ben più disinvolta. Ma ovviamente è il castello a farla da padrone; d’altra parte fra impero, democrazia e chiesa, il gioco delle parti quassù mi pare sia questo.
Il centro è suddiviso in aree, ognuna con la sua storia, i suoi aneddoti e le sue corti dei miracoli. In Italia, sarebbero sorte faide e lotte mortali fra le varie aree, qui se ci sono attriti si ignorano – al massimo. I più ardimentosi ed emancipati sfottono.
A me mi hanno proposto la torre.
Ora, devo confessare che ho sempre desiderato stare in una torre.
Purtroppo l’ambiente, seppure fosse adibito a sala dei giochi per i rampolli della famiglia imperiale, è un tantino malsano: feritoie al posto delle finestre, umidità, pareti ricoperte da graziosi (orridi) affreschi georgici di dubbio gusto, che altro non fanno se non togliere luce. Da qui il nome “Regno dell’oscurità”, che sale alla bocca spontaneo, lasciando l’ascensore…
Inoltre, il mio ufficio in realtà è stanza di passaggio, sia per gli sportivi che optano per la scala a chiocciola, disdegnando l’ascensore anni 70, e che aprendo la porta in cima alle scale trovano me, sia per quei – pochissimi – che espletano i proprio bisogni corporali in orario d’ufficio: il cesso infatti si affaccia pure (gran comodità, va detto) sul mio ufficio.
La torre è abitata da una folta comunità sino-giapponese (i primi a volte usano il bagno, i secondi mai), un europeo – direi olandese, e frequentatori occasionali, fra cui anche turisti.
L’olandese si dimentica – tutti i giorni che dio mette in terra o quasi – che l’andito è ora abitato, e tutti i giorni – o quasi – prende la scala, apre la porta, si spaventa abbastanza rumorosamente, si maledice, stringe i pugni per la stizza e poi attacca a scusarsi più e più volte, mentre – goffamente – abbandona la scena. Questo simpaticissimo teatrino si ripete – ormai in modo imbarazzante – almeno due/tre volte a settimana, tanto che comincio a pensare che sia un modo garbato e pittoresco di farmi capire che sarebbe gradito se mio levassi dai coglioni, ma fino a settembre, ahiloro, non se ne parla!

In ogni caso, devo dire, sono consapevole dell’immane botta di culo che ho avuto ad essere ospitato là, sia ben chiaro!

E poi, quanti di voi lavorano in una torre di un castello da sogno?

Il centro di ricerca

A sinistra, chiesa e comune, a destra: das Schloß


Creative Commons License
La fuga dei baccelli by La fuga dei baccelli - Acciai & Trombi is licensed under a
Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported License.