La fuga dei baccelli

blog sinottico di due ricercatori in fuga

August 13th, 2011

Le poppe delle donne viennesi

2 Comments, Vienna, by giacomo.

Alcuni mesi fa il mio amico A. è stato a Vienna. Tornato, mi ha redarguito, un po’ risentito, perché non lo avevo mai edotto circa le prosperose poppe delle donne austriache.
Al che sono rimasto perplesso: come sanno le persone che mi conoscono, coltivo dall’asilo una felice passione per una delle più sottovalutate opere d’arte presente a questo mondo, ovvero le poppe delle donne. E, si badi bene, le poppe come valore in sé, indipendentemente – al contrario di come si narra in taluni epos metropolitani – dalle dimensioni. Al massimo la forma, ecco.
Dicevo, sono rimasto piuttosto perplesso perché, in tanti anni di pendolarismo amoroso nella città asburgica, mai mi ero soffermato su quel particolare. E dunque mi sono rattristato, adducendo la cosa alla vecchiaia.
Arrivato a Vienna, mi sono accorto con meraviglia che effettivamente è successo qualcosa, alle poppe delle donne viennesi. Sono diventate tutte decisamente grandi.
Ho comunque tenuto la cosa per me, ma non mi sono potuto esimere dallo studio del fenomeno.
Anzitutto, non si tratta della metamorfosi che ha interessato le nostre donne italiche, ovvero la triste moda del reggipoppe imbottito e putrellato: pur avendo tale costume l’indubbio pregio di stimolare come un tempo la fantasia di noi estimatori (“chissà come saranno fatte davvero, oltre quella coltre…”), è inevitabile che si produca un fastidioso effetto di omogeneizzazione, per cui le donne finiscono per avere le poppe tutte della stessa forma bugnata, cambiano solo le dimensioni. Bene, non si tratta di questo: permane infatti intatta una notevole biodiversità.
Ho dunque pensato ad un rimescolamento genetico – tanto inviso sarebbe stato ai padri austriaci dell’Inter-guerra – dovuto all’immigrazione balcanica e turca, ma non avviene certo in un paio d’anni, e non in modo così repentino.

Poi anche la mia dolce metà se n’è accorta, e ha sollevato il problema. Insieme, abbiamo elaborato questa tesi: le donne austriache sono procaci, e lo sono sempre state, ma essendo piuttosto flaccidine di costituzione, la cosa non è mai emersa in in tutto il suo splendore, vuoi anche per la sobrietà dei costumi austriaci. L’avvento di nuovi reggiseni, putrellati ma non imbottiti, unitamente a mode un po’ più disinvolte, spiegherebbero il tutto.

Per numerosi motivi, mi trovo purtroppo impossibilitato a pubblicare foto che possano corroborare questa tesi.

August 13th, 2011

Gente che c’è rimasta sotto

No Comments, Vienna, by giacomo.

"Il miglior giornale per i migliori lettori"

Emancipazione

Alla fermata del tram campeggia questa pubblicità. La traduzione (di google translate, ma c’ero arrivato anche io – figuratevi) suona pressappoco così: “Il miglior giornale per i migliori lettori”. Naturalmente, dietro al giornale ci immaginiamo un Francesco Giuseppe nel fiore degli anni che legge soddisfatto.

 

Un po’ di giorni fa, ha tirato le cuoia Otto d’Asburgo-Lorena, erede virtuale al trono. Non vi dico i servizi, i giornali, la gente: tutti tristi, tutti implicitamente a rimembrare i giorni lieti e i fasti dell’Impero.

Questi disgraziati, effettivamente, da che erano il cuore dell’Europa, una corte imponente (per quanto retta spesso da clamorosi inetti), che difendeva l’Europa contro le orde turche (che si pulivano sorridenti il culo con l’acqua del Danubio alle porte di Vienna, magari a monte della città), che ha prodotto Mozart (e le relative palle), la Sacher, Klimt e quant’altro, ecco, da tutto questo si trovano (dopo aver perso una guerra mondiale, essersi fatti volontariamente annettere dalla Germania nazista, perso una seconda guerra) ad essere un rutto sulla cortina di ferro, a penzoloni fra stati fantoccio del patto di Varsavia (badate che Vienna è davvero ad est), con a due passi un’unione sovietica con la sindrome da invasione facile.
Per uscirne, optano per la porta di dietro: noi scompariamo, voi ci lasciate in pace. Dell’Austria non se ne sente più parlare, a parte il delizioso siparietto inaugurato – e chiuso – da Haider, per altro recentemente.

E io ci credo che son sempre li a ricordare i bei tempi che furono, a disprezzare i tedeschi (che comunque hanno abbandonato al loro destino, dopo esserne stati co-artefici), ad andare in giro vestiti da matti con le parrucche tipo Mozart: ora è un paese per pensionati.

Per altro mi dicono che sia davvero meta di emigrazione senile per via del fatto che qua ancora si può fumare un po’ dappertutto e la gente non ti rompe le balle a riguardo (men che mai i figli lasciati in patria!).

Bei tempi

Da http://www.oocities.org/historyofaustria/austriamaps1.html

August 6th, 2011

Non volersi bene (ovvero far le cose di malavoglia – ovvero a cazzo di cane)

No Comments, Vienna, by giacomo.
lavoro di fino

un lavorino di fino

Questa meraviglia è il frutto di una mattinata di lavoro di un solerte ed incomprensibile caldaista viennese.

Ma partiamo dall’inizio.

La nostra padrona di casa (Frau Pollack) pattuisce con noi una cifra per l’affitto, un ottimo affare per la casa, che però non può essere affittata a molto perchè non “renoviert”. Poi scopre che deve rifare la cucina, e da signora la rifà. Cerca di tirar su il prezzo, ma la Molino tiene duro, e accetta solo un piccolo rialzo. Qua se fai un lavoro alla cucina, devono venire i marcantoni della Wien Energie a controllare che sia stato fatto a modino – mica cazzi. E dopo un mese e passa dal lavoro (potevamo essere morti per le esalazioni, ma insomma non ci formalizziamo) arrivano due tizi – che svegliano tutti perchè sono le 7.17. I due, alternando prove di grande spessore tecnologico ad empirismi alla MacGyver sentenziano che le emissioni gassose della caldaia superano la soglia di parecchio; ma parecchio. Insomma la spengono, dicendo che loro la devono spegnere. Però ci fanno anche vedere come si fa a riaccendere (sono cazzi nostri se muoriamo, beninteso, ma hanno il buon cuore di farci morire puliti). Provvederanno loro a dire all’amministratrice condominiale che provveda. E se ne vanno.

Il mattino dopo arriva un tizio. In casa ci sono io, e, a gesti, ci comunichiamo a vicenda che non capiamo un cazzo l’uno della lingua dell’altro. Per rimarcare l’abisso che ci separa, l’ometto (che ricorda stranamente un orsetto lavatore, un operoso procione) rifiuta anche il caffè (ancora mi vengono le lacrime al pensiero: un caldaista che mi rifiuta un caffè – un caldaista viennese che mi rifiuta il mio espresso arabica coop fatto con la bialetti: selvaggio). Comunque mi fa capire che lui la caldaia non la può riparare perchè è di marca a lui non cognita. Dirà alla compagnia di mandare qualcun’altro. Bah. E va via.

Arriva un altro tizio, smadonna un po’, e poi che dice che la caldaia è rotta e va cambiata. Per corroborare la diagnosi, prova ripetutamente – con uno sguardo che cerca il mio assenso – ad accenderla senza successo. E se ne va.

Il mattino dopo arriva una Frau Pollack provata, ma sempre signorile. Trova “komisch” che la caldaia abbia smesso proprio ora di funzionare. Era vecchia, ma insomma. L’enorme uomo della caldaia (è uno mai visto: lui il caffè lo ha preso nonostante abbia delle extrasistole che gli tremano le tonsille – mi fa capire e io capisco) ribadisce, con eloquenti gesti fatalisti, che non c’è altro da fare che cambiare la caldaia. La signora si conficca una forchetta nel palmo, inspira, e dà l’assenso. Siamo pur sempre un paese civile: inquilini che puzzano non se ne vogliono. E lascia amabilmente la scena. (in realtà sono sinceramente grato alla Frau Pollack, che ha speso una fortuna ed è stata sfortunata, ma che si è comportata in modo oltremodo urbano).

Ecco, io dico: un paese che ti segue, veglia sui tuoi sonni, controlla che tu non schiatti per le esalazioni o che tu faccia saltar per aria una palazzina, in cui non si lasciano gli inquilini senz’acqua calda nemmeno d’estate (se così la vogliamo chiamare), in cui c’è dialogo (al di là del grazioso siparietto col caldaista, pensate all’inusuale colloquio fra il gestore locale di energia e l’amministratrice condominiale), ecco, in un paese così alla fine però non ci si vuole bene.

O che si fa un accrocchio di tubi in quel modo, con le mattonelle scassate a cazzo di cane, tutto sporco, con la scatola dei collegamenti che penzola? Questo si chiama non volersi bene, o per lo meno non abbastanza, e qui lo fanno sempre.

Vedi queste facciate linde, immacolate, perfette, poi ti avvicini, e lo stipite della finestra è messo storto, con la vernice che ha smerdato il muro.

Queste case strafighe, con i mobili che paiono tutti pezzi unici, il parquet che ci puoi trascinare un bebè per le gambe che il culo non gli si graffia nè irrita, e poi le mattonelle del cesso sono sbregate per far sortire il tubo che va al termosifone, con tutta la polvere e i lanicci che fan festa nel buco.

‘Sti omìni vestiti bene, distinti, col fazzoletto che esce dal taschino, che ti mozzano il fiato per il puzzo di sudore (e via, se lo dico io buona camicia a tutti).

La gente qua si tratta bene, ma con la testa è altrove, non ti vogliono bene per davvero.

August 6th, 2011

Pastaciutta

1 Comment, Santander, by enrico.

Pastaciutta [pa-sta-sciut-ta], o pasta asciutta s.f. (pl, pastasciutte o paste asciutte), freq. abbr. pasta

gastr. Piatto tipico della cucina italiana preparato con pasta alimentare di grano dura, bollita in acqua salata, scolata dopo la cottura e variamente condita.

Qualsiasi italiano che decida di passare più di quindici giorni all’estero avrà nella ricerca di una marca di pastasciutta decente una delle proprie priorità. Poter vedere nelle mensole di cucina delle penne rigate o delle bavette degne di questo nome aiuta a vivere decentemente. Anche se all’estero il consumo settimanale di pasta crolla in modo drastico, sapere che quando ne hai voglia o bisogno lei è lì ad aspettarti è un conforto troppo grande per rinunciarvi. Questa necessità rende l’italiano all’estero un acquirente compulsivo di ogni tipo di pasta (mi son recentemente trovato a comprare degli spaghettini che in Italia, alla mia bella Coop di Salvi Cristiani, avrei letteralmente schifato). A volte ci incrociamo alle casse dei supermercati del mondo e ci riconosciamo subito per quei pacchi che acquistiamo in quantità industriali, convinti come siamo che, da un giorno all’altro, la pasta potrebbe scomparire dagli scaffali lasciandoci ancora più soli nei nostri personali esili.

Tra gli autori di questo blog ce n’è uno che vive in una grande capitale europea multietnica dove non è difficile trovare una buon pacco di pasta Garofalo o De Cecco. Purtroppo questo non sono io. Appena arrivato a Santander mi sono allarmato: alcuni colleghi mi hanno suggerito di portarmi dall’Italia le scorte di pasta. Ho quindi passato la settimana successiva a battere sistematicamente a tappeto i supermercati della città partendo dalla consapevolezza che sarebbe stata un’impresa difficile.

Pensando agli italiani che dovranno passare da Santander, ecco qui sotto elencati i risultati che, a conti fatti, non sono poi così catastrofici (nel breve elenco non ho citato la Barilla, una pasta che si torva ovunque ma che, personalmente, tengo in considerazione solo in casi di emergenza reale):

Supermercato Eroski di calle Floranes: Garofalo nei formati di penne, tortiglioni e spaghettini.

Supermercato Carrefour nel centro commerciale El Alisal: spaghetti (n°3) Agnesi e, per le emergenze, bavette Barilla.

Non è tanto, ma cercheremo di vivere con questo. Quando ho visto gli spaghetti Agnesi, nascosti in uno scaffale tra montagne di impresentabile pasta Gallo, devo ammettere di essermi un pò commosso……

silenzio, parla Agnesi

 

ps, allego il link ad un video fatto da alcuni colleghi esuli a Berlino che spiega benissimo il senso di questa mia nota odierna.

Voiello, Garofalo o De Cecco?

August 4th, 2011

Tiè

2 Comments, Vienna, by giacomo.

Uffici pubblici, la bestia nera di ogni italiano.

Code, gente che piange, suda, si scaccola. Impiegati infernali, che ti deridono, ti ignorano, omettono di dirti che hai del prezzemolo fra i denti. Vecchini e vecchine che saltano la coda facendo finta di non aver capito, e poi ti picchiano con l’ombrello.

A me, comunque, non è mai capitato. Sarà che sono fortunato, sarà che cerco sempre di essere gentile, e se perseveri nel sorridere, anche la peggiore sfinge alla fine si scioglie – specie se condisci il tutto con qualche forma di captatio benevolentiae messa a modino. Ho sempre trovato personcine carine, efficienti, spesso simpatiche. Alcune volte ci si è salutati con affetto, alla fine dello show. Comunque la burocrazia è burocrazia, e per quanto funzioni bene in Toscana, resta sempre una cosa complessa fatta da italiani, quindi in generale a cazzo di cane.

In Austria ovviamente gli uffici pubblici funzionano bene. Non ci sono praticamente code, gli impiegati sembrano appena usciti dal corso di yoga (cosa per altro possibile – magari organizzato e pagato dal comune), e via così. Però son precisi.

Bene, per registrare Peppe quassù, bisogna dimostrare che è nato, e che noi siamo i genitori. E va bene la fiducia, ma ci vu0le un certificato internazionale, così possono capire anche gli austriaci. Panico.

E invece, dopo una telefonata della mia dolce metà al comune di Firenze – durante la quale si è commossa più volte per la gentilezza e la solerzia – capiamo che basta una mail (dico: UNA MAIL) con allegata una richiesta firmata scannerizzata, il documento sarà poi disponibile, e lo può passare a prendere chiunque abbia la delega a farlo. Rimango impietrito, ma obbedisco.

Dopo un breve scambio di mail, otteniamo – senza chiederlo!- che ci venga addirittura spedito direttamente a casa in Austria, dove arriva dopo pochissimi giorni. Lacrime.

Per amor di verità allego lo scambio di mail con la signora del comune di Firenze, cui va la mia gratitudine.

—–

From: “TROMBI Giacomo” <XXX@XXXX.XXX>
To: <XXXX.XXXX@comune.fi.it>
Sent: Wednesday, July 27, 2011 10:35 AM
Subject: certficazione internazionale di nascita

Salve,
obbediente alla indicazioni di mia moglie, vi invio in allegato la richiesta del certificato internazionale di nascita che ci occorre per nostro figlio, sperando di aver azzeccato tutto!

vi chiederei di farmi sapere se avete ricevuto il tutto, e nel caso se avessi omesso qualcosa.
grazie mille
Giacomo

—-

From: XXXX XXXXXX <XXXX.XXXX@comune.fi.it>
Subject: Re: certficazione internazionale di nascita
Date: 27 July, 2011 15:34:23 GMT+02:00
To: TROMBI Giacomo <XXXX.XXXX@XXXX.XXXX>

Buon giorno, le ho predisposto la spedizione per posta così potrà riceverlo direttamente alla sua abitazione.
Cordialmente XXXX

——

From: “TROMBI Giacomo” <XXX@XXXX.XXX>
To: <XXXX.XXXX@comune.fi.it>
Sent: Wednesday, August 03, 2011 10:20 AM
Subject: Re: certficazione internazionale di nascita

Salve,
il documento è felicemente arrivato: volevo ringraziarla per la gentilezza e la solerzia, son cose che – se ce ne fosse bisogno – fanno venire voglia di tornare in Italia!
a presto

G

—-

From: XXXX XXXXXX <XXXX.XXXX@comune.fi.it>
Subject: Re: certficazione internazionale di nascita
Date: 03 August, 2011 13:18:14 GMT+02:00
To: TROMBI Giacomo <XXXX.XXXX@XXXX.XXXX>

Grazie, cerco di fare del mio meglio e soprattutto fa piacere sentire che non solo all’estero funzionano le cose.

A presto

burocrazia italiana

efficienza italiana: tiè

July 31st, 2011

Ciao ZP. Un tempo, è stato bello

No Comments, Mail - di fretta, Santander, by enrico.

In questi giorni Zapatero ha annunciato elezioni anticipate per il prossimo 20 novembre. Non c’è da stupirsi, gli ultimi due anni di governo socialista sono stati disastrosi; Zapatero, a lungo considerato un esempio per tutta la sinistra europea, non è stato in grado di affrontare una crisi che qui si è rivelata particolarmente dura. Così l’ultimo biennio è stato in grado di cancellare dalla memoria degli spagnoli quanto di buono si era fatto, soprattutto nel campo dei diritti civili, dal 2004 in poi.

Dell’addio di Zapatero mi hanno stupito tre particolari:

1) L’annuncio di ritirasi dalla vita politica (non sarà candidato neanche per un posto di parlamentare). Vi immaginereste un politico italiano disposto a rinunciare al proprio scranno? Degli ultimi presidenti del consiglio nostrani solo Romano Prodi non siede in una delle due camere…..La tanto citata casta si nutre anche di questo, dell’incapacità di allontanarsi dal centro del potere.

2) La sera prima del suo annuncio, Zapatero ha comunicato in forma privata la decisione al leader del Partido Popular e, con ogni probabilità, prossimo primo ministro spagnolo. Rajoy ha diligentemente aspettato: non ha fatto trapelare niente ai mezzi d’informazione, e ha indetto una conferenza stampa solo dopo che Zapatero aveva concluso la propria. Mi sembra un comportamento, da tutte le parti, estremamente civile. In Italia sarebbe stato possibile qualcosa di simile?

3) Il candidato socialista alle prossime elezioni, l’ex ministro degli interni Rubalcaba, si è a sua volta presentato ad un’altra conferenza stampa arrivando su di una utilitaria rossa che guidava lui stesso e senza tante guardie del corpo al seguito. Ok, può essere una trovata elettorale. Ma voi, sinceramente, vi immaginate i vari D’Alema, Di Pietro, Casini, Fini o Maroni (senza scomodare Mr B.) in una scena del genere?

Evidentemente, senza per questo cadere nel qualunquismo, fare politica in Spagna ed in Italia sono considerate due cose molto diverse.

Un’ultimissima considerazione. Qui si da per conclusa l’esperienza di Zapatero anche per un motivo squisitamente temporale. Molti opinionisti notano come i quasi otto anni che son passati dalla sua prima elezione ne avrebbero, nonostante la crisi economica, comunque logorato l’immagine. Mi ricordo di quel marzo 2004 ero da queste parti anche all’ora: gli attentati di Atocha, le bugie del PP, le speranze riposte su questo giovane politico. Mi ricordo di aver pensato all’Italia e al fatto che erano passati ormai dieci anni dalla prima vittoria di Mr. B e che forse sarebbe presto arrivato anche per noi il tempo di cambiare. Di anni ne sono passati altri otto, e quello che ho capito in questi giorni è che forse anche il concetto di logoramento è molto diverso tra Spagna ed Italia.

Buona domenica

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July 31st, 2011

Il mito della sovraoccupazione

No Comments, Vienna, by giacomo.

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“L’Austria di oggi è molto più comunista dell’Unione Sovietica!”
Così mi ha detto una dottoranda russa che ho incontrato in treno.
In effetti lo stato sociale qua ti prende per mano e ti carezza, mentre ti aiuta. Se fai un bimbo, o una bimba, insomma se ti riproduci con successo, lo stato ti ringrazia, apprezza il fatto che tu ti sia accollato questa responsabilità, e lo fa con grande pragmatismo: non mi pare ti diano targhe o distintitivi, però ti danno soldi e aiuti. Aiuti vuol dire che ti garantiscono un asilo, che te lo pagano, che garantiscono alla madre la possibilità di stare a casa con i figli, ma anche poi di ritornare al proprio posto di lavoro. Insomma, come in Italia, che se figli fai la figura o di quello che si è fatto incastrare (se sei uomo) o di quella che vuol far la furba (se sei donna). Nei casi migliori.
In austria, soprattutto, c’è il mito della sovraoccupazione.

Per garantire un lavoro a tutti, ma senza farsene accorgere, un po’ ci si inventa cose da fare, per ammazzare il tempo, oppure si applica il ragionamento “nel più ci sta il meno”. Negli uffici pubblici dunque, popolati di impiegati felici e sorridenti, si fanno code brevi, generalmente. Il rapporto impiegati/utenti è infatti 3:1.
Oppure, come dicevo, si inventano cose da fare, e qui soprattutto è l’edilizia che va. Per esempio, si rade al suolo un intero quartiere e si ricostruisce, o si distrugge la stazione sud (Südbanhof) e la si ricostruisce, cambiandole anche il nome così ci scappa una bella commissione per sceglierlo magari (si chiamerà Hauptbanhof). O, nel piccolo di Laxenburg, si rifanno le aiuole della strada. Prima erano perfette, per lo standard cui sono abituato, dopo pare abbiano anche pettinato l’erba.

July 30th, 2011

Pendolarismo

No Comments, Vienna, by giacomo.

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Al confine fra l’Austria e la repubblica ceca, dove un tempo era stata stesa la cortina di ferro, sulla strada che collega Vienna e Praga, ora c’è un piccolo paradiso per disperati, un po’ da tutti i punti di vista.
È infatti tutto un fiorire di bordelli, case da gioco, casino, stesi a ridosso del confine, appena entrati in suolo ceco (non-slovacco, usando un termine più politically correct). Non mancano però le attrazioni anche per i più piccini, che possono così svagarsi mentre papà va a donnacce, mamma si obnubila davanti alle slot machine, e nonno si gioca la pensione al Chemin-de-fer (chissà se si scrive davvero così).
Tutto questo è rigorosamente per austriaci, che in poco tempo possono avere accesso a tutta una teoria di piaceri proibiti in patria.
Mi si stringe il cuore, per gli uni, che devono far le cose di nascosto, e per gli altri, che si svendono così.
La donnina della pompa di benzina, comunque, ha ampiamente ripagato la mia inutile compassione facendo una generosa cresta sul cambio.

July 30th, 2011

Tamarren

1 Comment, Vienna, by giacomo.

Anche oltre le alpi, nel profondo est austriaco, è concessa l’epifania dei tamarri.

Devo confessare che, da buon borghese, non mi stupisce più di tanto vedere queste povere macchine ridotte in stati pietosi: oneste utilitarie gonfie, con alettoni che paion deltaplani, il cofano rosso e la carrozzeria nera con gli adesivi, i fari strani, la musica a tutto fuoco, e l’immancabile neon blu sotto la macchina, che gentilmente ti fa vedere l’asfalto sotto. Non mi stupisce più di tanto perché a bordo ci sono italiani e, sempre più, genti dell’est.

Quel che mi stupisce è la tamarritudine austriaca, che non conoscevo. In Austria infatti va tantissimo la personalizzazione della targa: quanto gli piace spendere la mamma per avere una targa particolare, e la cosa è interclasse, si vedono genti di tutte le estrazioni con queste targhe ridicole.

Non ho potuto ancora immortalare il fantastico “Wien 1″, in una Mazda decappottabile, con Mozart a tutto volume, i capelli à-la Montezemolo tinti al vento, camicia blu aperta, sigaro e sicumera da libero professionista di un certo livello, che a letto non si ritiene nemmeno tanto male.

Tuttavia mi pregio di mostrare il nostro Raul.

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July 28th, 2011

Semana Grande – Reportage fotografico di una mattinata tra pinchos e vino bianco….

No Comments, Santander, by enrico.

Dal 22 al 31 luglio qui a Santander si celebra la così detta Semana Grande. Tutto sembra paralizzato e, forse con la scusa della festa, si organizza almeno una corrida giornaliera (oggi, ad esempio, ce n’è una di “beneficenza”, mah…….). Sono stati organizzati alcuni concerti (cose veramente inascoltabili dalle quali cerco di tenermi alla larga) e al giro sembrano esserci più turisti del solito. Il lato positivo di tutta questa situazione, fortunatamente ce n’è uno, è che la città è stata letteralmente invasa da simpatiche casette in legno gestite dai diversi bar e ristoranti. Ognuna presenta una selezione di pinchos accompagnati, com’è giusto che sia, da fiumi e fiumi di alcool di ogni tipo. Vi lascio immaginare lo stato in cui versa, a quasi una settimana dall’inizio del tutto, la gioventù locale……

Oggi, ne ignoro francamente il motivo, è un giorno festivo. Ho quindi approfittato del bel sole per farmi un giretto. Vi allego sotto alcune foto (di pessima qualità) che ho fatto ai miei neo-concittadini mentre il mio personale tasso alcolico saliva pericolosamente.

Se qualcuno dei lettori di questo blog nutra, inspiegabilmente, il desiderio di farsi una vacanzetta a Santander, che tenga sott’occhio il calendario così da venire almeno durante la Semana Grande!

 

 

 

 

 


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