La fuga dei baccelli

blog sinottico di due ricercatori in fuga

January 17th, 2012

Capitano, mio capitano

No Comments, Santander, by enrico.

(premessa: mi son deciso a scrivere queste due righe dopo aver visto la reazione spagnola ai fatti di cui parlerò)

 

In questi giorni l’attenzione è tutta rivolta all’isola del Giglio. Mentre le telecamere, morbosamente, aspettano che da quel gigante d’acciaio poggiato sugli scogli possa ancora uscire qualcuno in vita, i media hanno trovato nel comandante Schettino il colpevole perfetto. Una manovra pericolosa, l’incapacità di gestire l’emergenza,  la fuga dalla nave ancora carica di naufraghi sono tutti elementi che lasciano pochi dubbi sulle colpe del capitano. La sensazione è che questa colpevolezza chiara, lapalissiana, possa essere usata a pretesto, come spesso capita, per non investigare le responsabilità più a fondo: Schettino si è rilevato inadeguato al ruolo che ricopriva, ma credo che ancora di più lo sia chi quella posizione ha deciso di affidargliela o chi lo ha istruito. La colpevolezza di uno non può, e non deve, lavare la coscienza a tutti. Lascia sgomenti il fatto che sia stato anche solo possibile che il comandante di una nave con più di 4.000 persone a bordo abbia potuto concepire una manovra come quella. Si ha la netta sensazione che di quanto sta succedendo in queste ore rimarrà solo il capitano cattivo e, al massimo, “la splendida macchina dei soccorsi” (formula abusata dal nostro giornalismo che troppo spesso funge da autoassoluzione collettiva); si perderà l’ennesima occasione per provare a fare qualche riflessione più profonda. In realtà, in questa tragedia c’è molto della nostra Italia, del Paese dove anche il comandante Schettino è cresciuto e si è formato: la supponenza, l’arroganza, la codardia, l’incapacità di assumersi le proprie responsabilità.

Alla fine dei giochi un capitano che abbandona in fretta e furia la propria nave che affonda è forse la sintesi più azzeccata, e più amara, dell’Italia degli ultimi anni….

 

(p.s., gli spagnoli, e con loro buona parte dell’opinione pubblica europea, non riescono sinceramente a spiegarsi come sia possibile che una una nave possa andare a sbattere contro un’isola che è lì, ben visibile, da milioni di anni. Per loro è qualcosa che trascende anche il concetto di “errore umano” e che entra nel campo della follia).

December 26th, 2011

Ciao nonno

2 Comments, Mail - di fretta, by enrico.

La mattina del 24 dicembre è morto mio nonno. Aveva quasi 87 anni e nella sua vita è stato tante cose: un contadino che si è spaccato la schiena sulla terra, un nonno affettuoso, un volontario a tutte le feste dell’unità del suo piccolo paese e, soprattutto, un partigiano. Questo è stato un natale pieno di dolore per la mia famiglia, un natale di quelli che non ti immagineresti mai.
Vorrei ricordare mio nonno per quella scelta che fece nell’autunno del 1943, quando ancora diciassettenne scelse la via più difficile, sicuramente quella più incerta; all’arrivo della cartolina di Salò prese la prima corriera per Arezzo, dove si sarebbe dovuto presentare alle armi, scese però al paese successivo e prese su per i boschi. Lo avrebbero aspettato dei mesi difficili, tra stenti, pidocchi e freddo, mesi che non avrebbe mai dimenticato e che ne fecero un uomo. Quella della violenza fu la scelta estrema e sofferta, e in questo profondamente nobile. Mio nonno si chiamava Bruno, ma lassù sui monti lo chiamavano “Ferro”. Era un giovane di umili origini lontano da ogni antifascismo organizzato, un ragazzo che era nato e cresciuto nel regime fascista, che non aveva conosciuto altro e nonostante tutto, in quell’autunno del 1943, capì quale fosse la scelta giusta. Il Partito e la politica, sarebbero arrivati solo dopo; ma quello che lo muoveva da prima, e che lo avrebbe mosso anche dopo, è sempre stato il rifiuto verso ogni ingiustizia. Dopo la guerra tornò a fare il contadino, senza pretendere niente, a testa bassa.
Grazie “Ferro” per l’Italia che hai provato a lasciarci, grazie per essere sceso da quella corriera e grazie, soprattutto, per esser stato un nonno come ce ne sono pochi.

Ciao,mi mancherai, e mi mancherai tanto

December 14th, 2011

Piazza Dalmazia, Firenze, Italia

1 Comment, Santander, by enrico.

Quello che è successo ieri a Firenze rappresenta una ferita che difficilmente si rimarginerà presto. Da quando ho letto la notizia sono entrato in uno stato confusionale dal quale provo ad uscire con queste poche righe. Samb Modou e Diop Mor, così si chiamavano, hanno pagato il prezzo più alto; sono stati colpiti anche Moustapha Dieng, Sougu Mor e Mbenghe Chelike; tutti e tre in queste ore stanno lottando per la vita. Le vittime di questa storia hanno pagato solo per il colore della propria pelle; pare assurdo, pare fuori dal tempo, ma è drammaticamente così.

Il fascista che ha sparato, così lo voglio chiamare ribaltando quel copione ripetuto dai nostri media nazionali che continuano a dipingere le vittime come generalmente “senegalesi” mentre solo al carnefice viene riservato il diritto di avere un nome e un cognome, non può essere frettolosamente etichettato come un folle; sarebbe troppo facile e, soprattutto, auto assolutorio per l’insieme della nostra collettività. In Italia, negli ultimi decenni, si è assistito al progressivo sdoganamento del razzismo che è stato prontamente ripreso e cavalcato tanto dalla destra neo-fascista quanto dalla Lega Nord. La colpa è collettiva, abbiamo tutti implicitamente accettato che potessero esistere gruppi che inneggiavano all’odio e alla violenza, gruppi che facevano dell’esclusione del diverso un proprio credo; siamo stati forse ingenui nel credere che gli anticorpi di questa nostra democrazia potessero avere la meglio sul cancro oscuro. Il neo-fascismo, il leghismo hanno trovato spazi aperti, spazi lasciati vuoti nei quali appiccare incedi per poi soffiarci sopra con sempre più forza. E poi arriva il fascista di ieri; sarebbe stato solamente folle se, una volta arrivato in Piazza Dalmazia, avesse cominciato a sparare a casaccio. Non è andata così: la scelta legata al colore della pelle, lo spostamento in un altro mercato e la ripetizione della stessa sequenza sono elementi che non ci possono non indurre a legare quel gesto all’universo culturale nel quale quel folle si è formato, nel quale ha creduto fino alla fine e per il quale merita senz’ombra di dubbio l’aggettivo “fascista”.

In queste ore, da questo mio lontano punto di osservazione, ho sentito da più parti parlare della necessità di tornare ad un antifascismo militante, di chiudere la sede fiorentina di Casa Pound. Ok, possiamo essere tutti d’accordo, ma forse la cosa più importante e necessaria da farsi d’ora in avanti è riprovare a riprenderci quegli spazi che abbiamo fin’ora lasciato colpevolmente vuoti; così potremmo forse levare l’ossigeno tanto al neo-fascismo quanto al leghismo. Provo vergogna come fiorentino, come italiano, come europeo. Mi immagino che questi ragazzi fossero arrivati nella sponda nord del Mediterraneo con la speranza di trovare un mondo migliore, forse un futuro e invece la nostra società ha semplicemente lasciato che potesse esistere il loro assassino. Samb Modou, Diop Mor, Moustapha Dieng, Sougu Mor e Mbenghe Chelike non so che valore possa avere, ma voglio chiedervi scusa, come fiorentino, come italiano, come europeo.

 

November 22nd, 2011

Macro-Ragioni Climatiche (sulla rigidità di taluni popoli)

No Comments, Vienna, by giacomo.

Con la mia dolce metà (meta?) parliamo parecchio. Un cameriere l’altro giorno me l’ha pure chiesto:
“scusa ti posso fare una domanda personale?”
“vai”
“tu e tua moglie convivete, no? – annuisco – da quanto?”
“ma senti, convivere da sei anni, insieme da tredici”
“ecco ma com’è che c’avete ancora tutte ‘ste cose da dirvi?”

Ma non sbrodoliamoci addosso: volevo dire che si finisce spesso per ragionare sulla rigidità austriaca, io e la mia bella.

Lo scorso inverno, mentre camminavamo per buie strade periferiche di Vienna, nevicava, il passeggino procedeva a stento, Peppe già cominciava ad incazzarsi di brutto, ho avuto un piccolo lampo.
Qua in Austria, d’inverno, non si scherza. O meglio, nella storia non s’é mai scherzato molto.
Qua d’inverno si moriva di freddo, ma per davvero. Da mangiare c’era poco (neve dappertutto), e le cose andavano pianificate ammodino: non è che uno dice “esco” e va. Qua se facevi il furbo e rimanevi a giro per un qualsiasi motivo, semplicemente ti trovavano il mattino dopo come un diacciòlo. E comunque tipo in Finlandia è ancora così: se ti si ferma la macchina di notte in inverno, o hai un telefono, o hai chi ti accompagna con una seconda macchina, o buona notte ai suonatori.
Non è come da noi, che si fa sempre a tempo, che si può sempre rimediare, che se oggi piove, domani sarà bel tempo, che se hai dimenticato il giubbotto, patirai un po’ fresco, che se non hai portato i guantini della belva, pazienza, che se Berlusconi s’è mangiato tutto, poi viene Monty. Da noi finisce sempre a tarallucci e vino, alla volemosebbeneannamoavanti, alla “che c’hai’na sigaretta? prestame cento lire” (cit. Remo Remotti). Perché è vero, non si ha mai la percezione dell’ineluttabilità, del non ritorno, del definitivo.

E così, ogni sprazzo di sole son barbecue a palla, sono parchi gremiti di carrozzine, sono poppe al vento (che Dio le (ri)benedica), gite fuori porta.

Un sabato mattina c’era una bellissima stagione: sole, caldo, un incanto. “Vabbè, dai, usciamo dopo pranzo, tanto è estate”.
Nero, vento, pioggia e freddo. Pareva autunno inoltrato, nel volgere di un paio d’ore.

Un inverno di diversi anni fa, una la mia amica M., della Stiria, una regione a sud ovest di Vienna, si trovava alla stazione di Palermo. Sente parlare nel suo dialetto, si volta, e non vede nessuno. Poi abbassa lo sguardo e vede un paio di barboni, sdraiati in mezzo ai cartoni, che chiacchierano.

“Ma voi siete austriaci! Siete della Stiria!” esclama M. felice ed incredula

“Sì” rispondono loro

“E che ci fate qui a Palermo?”

“Semplice: d’estate giriamo per l’Austria, o se ci va da qualche altra parte, chè si sta freschi. Ma d’inverno veniamo giù, che si sta al calduccio e non si muore di freddo!”.

La storia lo ha insegnato loro: qua se non eri preciso, ordinato, metodico, semplicemente tiravi le cuoia. Qui se sbagliavi morivi, se ti fermavi eri perduto.
Ora ovviamente non è più così, per niente – a parte i barboni, ora che ci penso, e chissà, magari anche altri – ma capisco lo strutturarsi, nel tempo, di una cultura dura, spietata, pratica.

E se per generazioni la natura ti tratta con poca gentilezza, beh, si può capire un po’ di ruvidità.

 

November 16th, 2011

Pensierino di Natale

1 Comment, Vienna, by giacomo.

Nel mentre che Monti si starà facendo due palle grosse come campane per contentare tutti i partiti col totoministri (sempre un passo avanti il giornalismo italiano, eh! l’Italia va a rotoli, e la cosa migliore che riescono a cacare è tutta una serie di servizi sul totoministri), io ho deciso di concedermi un sogno d’inizio inverno. Lo so, sarebbe ancora autunno. Lo so, parliamo di Monti. Però mi andava lo stesso.

Dal momento che sarà un governo tecnico, o, come si dice a Firenze, tennico, non mi aspetto – né addirittura sogno – alcunché di fondamentale. Tipo lotta alla Mafia (e poi sarebbe anche di cattivo gusto: alla fine non siamo falliti grazie a quel quarto di PIL che non compare nei registri contabili dello stato, ma solo su quelli di Cosa Nostra, sarebbe ingrato far loro questo), riforma del sistema scolastico o comunque misure di tipo “culturale”, o altro. Però magari qualche cosa divertente sì, no?

Ecco dunque i miei desiderata: sono semplici, terra-terra, venali se volete, lo so. Ma d’altra parte è di Monti che parliamo, no?

1)  Invasione del Vaticano. Tutti i beni della Chiesa espropriati ed affidati ad un bel commissariamento di presidenza Finlandese (non vorrete mica darlo ad un italiano, vero!?). L’ICI sui beni della Chiesa, su tutti i beni della Chiesa, sia ripristinato come fossero immobili ad alto rendimento commerciale. Non mi vengano a rompere i coglioni che sono tutte la prima casa del Signore: è nato in una stalla, cosa volete che gliene freghi di avere un salotto grosso come San Pietro.

2) Parlamento ridotto della metà. Lo stipendio dei parlamentari deve essere uguale a quello di un professore di scuola media, e rispetto al lavoro che fanno, ci guadagnano i parlamentari, non v’è dubbio. Vedano poi loro se aumentare quello dei professori.

3) Ogni volta che i parlamentari diminuiranno le pensioni d’invalidità per gli handicappati, verrà loro espropriata una casa, anche se comprata a loro insaputa. Vediamo se ci pensano un po’. Se non hanno case, vengano coattamente trasferiti in un bell’appartamento popolare: sono certo che saranno numerose le famiglie  che vorranno scambiare il proprio alloggio popolare con la casa che i parlamentari non hanno.

4) I parlamentari devono dare il buon esempio: prendere gli autobus, le metropolitane, i treni. Come tutti gli altri. Le auto blu vengano destinate al trasporto organi, trasporto vecchi e handicappati. Sarà fatto obbligo – per i parlamentari – di fare la spesa personalmente una volta alla settimana.

5) Introduzione del concetto di tasse proporzionali. Ah, è già nella costituzione? Partirei dunque con un 2% di tasse da parte dei dipendenti, pubblici o privati che siano, e via a salire. Però vorrei una bella curva esponenziale: d’altra parte, che cazzo te ne fai di un milione di euro all’anno?

6) Evasione: agli evasori venga fatto un culo così.

7) Evasione: la pena sia commisurata al livello di indecenza. Se dichiari 15.000 euri l’anno, e hai un Porche Cayenne (meglio conosciuto a Prato come “codesto troiaio”) e un loft di oltre cento metri quadrati, devi obbligatoriamente fare a cambio con un fortunato, estratto a sorte, che vive in un monolocale con tutta la famiglia, possiede una Simca mille e guadagna davvero 15.000 euri l’anno. Lo scambio deve durare mesi 12. Poi vediamo se evadi ancora, pezzo di merda.

8) Grandi opere: le penali per ritardi, lavori fatti a cazzo di cane, errori o roba del genere, o le paga la ditta appaltatrice, oppure chi ha affidato il lavoro, si mettano pure d’accordo (non dovrebbe risultar difficile).

9) Nazionalizzare le banche. Troppo?

10) Mandare a cacare il fondo monetario internazionale

Per ora mi accontento di questo

November 15th, 2011

Calcio e letteratura in palestra

2 Comments, Santander, by enrico.

A volte in palestra si fanno degli incontri strani, quello di oggi merita di essere raccontato. Arrivo negli spogliatoi, un ragazzo vicino a me poggia un tascabile Adelphi sulla panca, caspita, penso, potrebbe essere uno dei primi italiani che incontro in questa landa desolata, lo guardo, vedo che indossa una maglietta degli ultrà della Roma, beh non può essere che italiano, penso, e attacco bottone; ecco il breve dialogo che ne è seguito:

Io: Sei italiano?

Ragazzo: No (da questo momento in poi la conversazione, vista la sua risposta, è continuata in spagnolo)

I: No scusa, sai avevo visto il libro…..

R: É uno dei miei autori preferiti

I: Si ma lui era rumeno (l’autore in questione era Emil Cioran, N.d.A)

R: Lo so

I: E non è tradotto in spagnolo?

R (quasi scocciato): Certo che è tradotto, sai è molto famoso anche qui in Spagna

I: ….ma allora perché l’edizione italiana?

R: Sai è morto

I:…..si…..e che c’entra?!!?

R: Capisci, ho già letto tutti i suoi libri e non pubblicherà più! Non è facile

I:…….

R: Allora mi son detto: Ora lo leggerò tradotto in altre lingue, così ancora per un pò ne avrò!

I: Ma l’italiano lo sai?

R: No, non ci capisco niente, ma così il libro dura ancora di più!

I: E perché hai scelto proprio l’italiano?

R: Come perché? (quasi offeso) Perché sono tifoso della Roma! Non si vede dalla mia maglietta?!

(a questo punto, come direbbe René Ferretti, ero semplicemente rimasto basito, lui mi ha visto perso e ha storto un pò la faccia)

R: Non sarai mica laziale?!!

I: No no, tranquillo, tifo Fiorentina.

R: Ah allora sei di Firenze?

I: Eh già

(lo so, per rimanere sul tono surreale e chiudere il cerchio avrei dovuto dire: No sai, son di Bucarest. Ma, me maledetto, ci ho pensato troppo tardi!).

R: Come lo vedi Delio Rossi? Certo anche voi a prendere uno che ha allenato la Lazio!

I: Mah, speriamo bene, io ci credo

R: Allora in bocca al lupo!

I: Crepi

R: Ciao e forza Roma!

I: Ciao

E così è finito. Se n’è andato tutto felice con il suo tascabile Adelphi e la sua maglia da ultrà

 

November 13th, 2011

Adios, Silvio

No Comments, Santander, by enrico.

Sono anni che aspettavo questo momento. Un tonfo rumoroso, così avrebbe dovuto essere, così me lo immaginavo e così è stato. Volevo che a buttarlo giù fosse la sua palese incapacità di governare un paese, perché non avrebbe dovuto andarsene da vincitore, assolutamente no. Doveva essere umiliato, allo stesso modo in cui lui ha umiliato noi, ciascuno di noi, in questi lunghissimi ed interminabili anni. Ricordo la disperazione per la sua vittoria del 2001, la flebile speranza del 2006, l’orrore del 2008….l’incubo non sembrava avere fine. Immaginavo che sarei stato in piazza a festeggiare il momento…..la liberazione.

E invece no. Sarà che sono a Santander, sarà che l’Italia mi pare lontana, sarà che sono incontentabile, ma non ce la faccio proprio. L’idea che la sua inadeguatezza ci costringa ad accettare un governo presieduto da Mario Monti (non sarà l’aver fatto pagare una multa a Bill Gates a farmelo stare simpatico!) mi innervosisce, l’idea che ci abbia messo nella merda per poi, semplicemente, lavarsene le mani mi blocca, il pensiero che dovrei festeggiare con un personaggio come Di Pietro mi fa semplicemente passare la voglia. Vorrei gridare, vorrei piangere di gioia ma, semplicemente non ce la faccio.

Molti, in queste ore, si lanciano in arditi paragoni con il 25 aprile, ma quella fu un’altra cosa. Era finita una guerra civile, una vera guerra di liberazione, il tiranno era a testa in giù; era scorso tanto sangue ed il paese era da ricostruire ma la speranza riempiva l’orizzonte di chi quel giorno scese per le strade. Oggi è diverso, ereditiamo l’Italia che il tiranno ha deciso di lasciarci nel momento in cui gli è parso, saremo costretti a pagare noi i suoi errori senza essere passati prima da una vera liberazione, l’orizzonte di chi è in piazza è scuro come questa notte santanderina. No, scusatemi, questo non può neanche lontanamente essere considerato un nuovo 25 aprile.

Anche in questo ha vinto lui, nel non farmi godere la sua disfatta…..’notte

 

November 8th, 2011

Notturno sfavato

2 Comments, Vienna, by giacomo.

Stasera non fa molto freddo, ci sono 11, onestissimi, gradi celsius a Vienna. La giornata è stata meteorologicamente carina.

In parlamento 8 parlamentari – dico: 8 (otto) – su 316 si sono presi una responsabilità. Berlusconi li ha chiamati “traditori”, e li ha guardati uno per uno con lo sguardo che noi bimbi italiani conosciamo bene: lo sguardo – a volta accompagnato anche dalla frase esplicitata – della mamma che dice (in italiano nel testo) “dopo [leggi 'a casa'] facciamo i conti, io e te”. A me stanno umanamente molto più simpatici di parecchi deputati dell’opposizione. Nonostante tutto.

Stasera dovrei essere contento: è di fatto un segnale importante, un pezzo fondamentale della fine del Berlusconismo. O almeno così sento dire in giro.

Spesso mi sono immaginato, con l’accrescersi del senso di esasperazione dato dalla novella dello stento cui ci si riferisce solitamente come “governo Berlusoni IV” , come sarebbe stata la sera in cui fosse crollato il governo Berlusconi. Gente per strada, sbronze, abbracci e baci con sconosciuti/e, orgie – ma senza gente pagata per farle -, poppe al vento, clacson e caroselli, cose così.

Eppure stasera mi sento piuttosto senza speranza. E non credo sia colpa della sonnolenta Vienna che mi ospita placida.

Basta che mi guardi intorno.

Partiamo dai più semplici: il centro-destra italiano.

Il governo sta sempre lì, non uno che si schiodi, uno che si prenda una cazzo di responsabilità che sia una, uno che dica “basta”. Son lì che non fanno un cazzo nulla da più di un anno. Su Berlusconi non c’è veramente nulla da dire.

I parlamentari sono tutti, terrorizzati, aggrappati alle palle del premier, certi di un triste avvenire dopo di lui. In questo idioti fino alla fine.

Gli elettori di centro destra si nascondono, fanno finta di nulla, sparano un po’ su tutti partendo dal governo, ma poi finiscono inevitabilmente col dire “tanto poi son tutti uguali” e roba del genere. Mi verrebbe da rispondergli “uguali una sega”, ma insomma, non lo faccio. In ogni caso, domani o dopodomani voteranno Alfano, uno dei deputati di Cosa Nostra. Già cominciano ad apprezzarlo grazie a servizi smarmellati su Novella 2000 in cui lo troviamo, sportivo e simpatico, immerso in rassicuranti quadretti familiari. Premi Pulitzer in arrivo per i fotografi che sono riusciti a farlo apparire meno mostruoso, e assunzioni a Google per i brillati tecnici del fotoritocco che sono riusciti a correggere un arco di strabismo che va da Storace agli autonomi extraparlamentari. Insomma: non si guarderanno allo specchio, non faranno i conti con la propria coscienza. Alcuni di essi mi hanno detto senza vergogna che la colpa è (nell’ordine) i) dell’Euro – come soggetto senziente, ii) del cambio Lira/Euro, iii) della gestione dell’entrata dell’Euro. Il fatto che la gente che loro hanno votato sia al governo ormai da 10 anni – e, voglio dire, mica mi verranno a dire che il governo Prodi 2006 – 2008 ha fatto danni! Per stessa ammissione degli stessi facenti parte del governo, il governo Prodi non ha fatto praticamente una minchia – non significa nulla circa la situazione attuale. Semplicemente: non è colpa loro (loro = eletti ed elettori, un corpo unico). I meridionali continuano a votare gente che o è mafiosa, o è alleata coi leghisti, o tutte e due le cose. I leghisti continuano a votare la Lega, che da decenni ormai parla di “secessione”, “federalismo”, “federalismo fiscale”, “indipendenza”, “padania” e altre amenità. Voglio dire: in dieci anni non sono riusciti a farne una che sia una, vorrà dire qualcosa? No, evidentemente no. Qualcuno mi difende pure Brunetta, pensate.

Il centro-sinistra.

Bersani ha resistito. Grazie alla sua leadership gli autori della videosigla di otto e mezzo hanno finalmente potuto prendere una settimana di ferie: non hanno dovuto sostituire il filmato del leader di centro-sinistra. A me Bersani mi fa due palle così. Sempre tetro, serissimo, come chi sia a conoscenza – per esperienza diretta – di tutte le umane sofferenze. Poi gli hanno detto – dev’essere stato uno di quei consiglieri geniali tipo Klaus Davi (vi faccio notare che è svizzero, ma naturalizzato italiano: vorrà dire qualcosa?) – che doveva esser più simpatico, e ha cominciato a copiare le battute di Crozza. Terribile. E l’opposizione è sempre lì, che guarda, che non agisce, che aspetta. In parlamento hanno numeri con cui la DC avrebbe governato stappando bottiglie di vino buono, loro manco riescono a far cadere un governo di puttanieri, imbelli, nani, ballerine, mafiosi, corrotti, idioti, etc etc. La responsabilità di tutta la merda che ci aspetta è anche loro, inutile far finta di nulla. Gli elettori di centro-sinistra sono invece tranquilli – esattamente come quelli di centro-destra: non è colpa loro.

Gli scontenti: nella palude degli scontenti, enorme e fetida – ci sto dentro anche io, beninteso, e puzzo come e più degli altri, ci sono varie correnti.

Gli scontenti ma non troppo: i renziani. Entusiasti, felici, sereni. Hanno in tasca tutte le soluzioni, professano il sigmatismo con diligenza, e sono latori della Novità. Costoro sono convinti che abbatteranno il Vecchio, che porteranno colore laddove c’era il grigio, idee dove c’era il consenso. Io mi dispero a vedere amici e persone che reputo intelligenti abbindolati dalle quattro minchiate del Renzi, che per altro ricicla robetta scout che era trita e ritrita quando facevo il boy scout io, ormai oltre una decade fa.

Gli scontenti totali: i grillini. Beppe Grillo ha fiutato il vento, e ha fatto fortuna. Io lo considero semplicemente un imprenditore dalle velleità fasciste. Per altro incapace di ammettere i propri errori, virtù che reputo inscindibile dal politico vero.

Gli scontenti naif (io sto qui): i vendoliani scalzi (copyright P.Molino 2010). Sono convinti che i buoni della sinistra sia convenuti in SEL, mentre i cattivi no. Sono latori di speranza e ideali, coniugati sapientemente in esperienza di governo. Al di fuori della Puglia, che si regge solo ed esclusivamente grazie a Vendola, un branco poco coeso, con giovani privi di spessore e vecchi paludati, totalmente incapaci di declinare a livello locale quanto proclamato.

Gli incazzati neri: “no chiacchiere: botte”. Sospendo il giudizio su di loro, forse hanno ragione.

Dunque spero mi capiate: con il nuovo rappresentato da Alfano e Renzi, opzioni per un governo tecnico come Letta (dico: Letta), Amato (dico: Amato: AMATO!) e Monti (…), Frattini ministro degli esteri, la Carlucci che lascia la maggioranza (dico, ma come mi sono ridotto se provo simpatia per la Carlucci?), Bossi ministro delle riforme (“handicappato di merda” come lo ha definito un mio carissimo amico, che ha un fratello handicappato, liberandomi da un gravoso fardello che non avevo il coraggio né la forza di espellere per troppo buonismo), D’Alema ancora in libertà, Veltroni non ancora in Africa, Boris finito senza possibilità di avere una quarta serie, la Spagna che vince mondiali ed europei (dopo che li ha vinti la Grecia, per altro), i reggiseni imbottiti, Ferrara che sbraita, Sarkozy e la Merkel che fanno gli spiritosi, la Bindi che dice le parolacce, il film dei Puffi, il fatto che non trovo da scaricare il film di Sorrentino, le previsioni dei Maya e l’imminente cambio delle gomme – dovrò passare a quelle invernali, Delio Rossi alla Fiorentina. Spero capirete le mie poche speranze.

Mi restano Prandelli in nazionale, il fatto che, chiunque lo segua, Sinisa s’è comunque levato dai coglioni, e Peppe che mi traduce come si dice “aereo” in tedesco. Anzi, in austriaco.

October 31st, 2011

Il matteone nazionale

4 Comments, Mail - di fretta, by enrico.

Negli ultimi tre giorni Firenze ha ospitato, alla stazione Leopolda, un’iniziativa fortemente voluta dal suo vulcanico sindaco. Dietro un titolo, “Big Bang”, che strizzava l’occhio all’ultimo successo discografico di un noto ex-DJ fattosi conoscere per una canzone vagamente machista che recitava “sei come la mia moto, sei proprio come lei”, si è riunito qualche migliaio di miei concittadini. Da quello che ho potuto leggere, ero in zona ma mi son guardato bene dall’avvicinarmi alla Leopolda, è regnata la confusione. Questa mattina ho sentito con attenzione un reportage radiofonico realizzato durante le giornate della Leopolda; gli intervistati parevano più confusi del loro stucchevole leader e ne ripetevano, compulsivamente, gli slogan, alle domande più specifiche del solerte intervistatore partivano dei balbettii e dei silenzi che lasciavano poco spazio all’immaginazione: il verbo renziano è così, superficiale e vuoto, proprio come le canzoni di Jovanotti.

Il dato più inquietante non è tanto un politico che non è culturalmente in grado di andare oltre i propri slogan populisti, ma sono quei cittadini che in quel politico vedono una risposta seria e concreta ai problemi del proprio Paese. Il “renzismo” (la sua mediocrità, le sue battute scontate, le sue frasi banali e vuote, la sua spesso drammatica superficialità) è il sintomo di un Paese confuso sull’orlo del baratro. Renzi sostiene ossessivamente la necessità di superare l’antagonismo berlusconismo/anti-berlusconismo, i suoi estimatori non paiono però rendersi conto di come proprio lui, in prima persona, sia un prodotto diretto del berlusconismo, forse uno di quelli, ahinoi, meglio riusciti. Il suo stesso proporsi come “uomo nuovo” è assolutamente fuori da ogni realtà, se c’è qualcuno che può essere accusato d’essere un politico “vecchio stampo” che “puzza di prima repubblica” questo è proprio Matteo Renzi. Aver vinto le primarie di un PD fiorentino diviso ed impresentabile ed essere stato eletto sindaco in un feudo storico della sinistra non mi paiono due credenziali sufficienti per credersi il messia di una nuova sinistra. Se la vogliamo buttare sulle comparazioni biografiche, che a lui tanto piacciono, quando nel 2004 lui è sceso in politica seguendo le orme paterne, lasciando un “sudato” posto nell’azienda di famiglia e risultando eletto in quota Margherita alla presidenza della provincia di Firenze io ero appena laureato e cominciavo ad arrancare nel mondo della ricerca, sono passati quasi otto anni e lui è ancora lì che sguazza nel ruolo di “giovane politico” mentre io son sempre qui che sguazzo nel mio di precario. Non vorrei sembrare superficiale, ma qualcuno mi saprebbe indicare dove starebbero le differenze con quella cricca di brontosauri contro cui si scaglia quotidianamente il bel matteone?

Nella serata di ieri il nostro eroe era ospite di Fabio Fazio e il pubblico presente pareva sbellicarsi ad ogni sua frase, neanche fosse un cabarettista. Quello spettacolo mi ha riempito di tristezza, forse cambiare questo Paese sarà ancora più difficile di quanto avessimo immaginato.

 


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