La fuga dei baccelli

blog sinottico di due ricercatori in fuga

Enrico Acciai

Qui Enrico ci scriverà chi è, che vuole e, soprattutto, che cazzo ci fa a Santander

note del Trombi:

Enrico è (ora che è a Santander) una persona fuori dal (proprio) comune.

Frutto di un sapiente rimescolamento genico di materiale freschissimo proveniente dalle selve casentinesi, unito ad un genuino prodotto carinzio, ha saputo coltivare nel tempo, mutuando e unendo sinergicamente le attitudini di questi due popoli – così lontani eppur vicini – una indefettibile capacità di lamentarsi e lagnarsi. Curiosità: i suoi nonni, se si fossero incontrati a tempo debito, si sarebbero sparati senza grandi indugi. Vai a capirli, questi giovani d’altri tempi.

Dopo averle prese di santa ragione da quasi tutto l’Isolotto, e talvolta anche da piccole comitive venute apposta in gita da Legnaia, ha pensato bene di accettare il fato avverso – e si è iscritto a Storia, certo di un radioso avvenire.

Dopo aver studiato per anni i volontari che da mezza Europa sono andati a farsi ammazzare in Spagna mentre Hemingway si sbronzava nelle retrovie, ha scoperto – incredibile – che in Italia a nessuno gliene frega nulla dei suoi studi, tutti presi come sono a capire se i “ragazzi di Salò” fossero degli stronzi in buona fede, oppure se fossero solo stronzi.

Dopo aver vinto praticamente tutte le borse di studio presenti in Eurasia, dall’ambitissimo Marie Curie al più oscuro “Vitalizio del Ceppo” erogato dall’Istituto per la conservazione dei beni montani dell’Estonia – strappato al perfido Toomas Eeapapapamûkkale, invece di essere assunto a tempo indeterminato da una qualsiasi università, in una qualsiasi facoltà, come senior fundraiser, ha scoperto che in Italia, se vuoi fare ricerca in Storia, non ti prendono nemmeno se ti trovi i soldi da solo. Cioè: un sistema ci sarebbe, ma prevede che i tuoi genitori ti mantengano fin verso i 45, poi si vede: o qualcuno ti sistema, oppure nulla.

Ha quindi fatto una domanda a caso, e l’ha subito vinta. Ha accettato pensando che Santander fosse un sobborgo bene di San Francisco, a due passi da Cupertino.

Adesso dunque, parallelamente al lavoro di ricercatore e docente, che svolge con l’entusiasmo e la professionalità che contraddistinguono il paguro bernardo dal granchio violinista, sta scrivendo la “Enciclopedia della lamentela”, edita da Garzanti, di cui cura anche l’opera gemella “Fra satana e Gesù – l’arte della costruzione della bestemmia composta in Toscana dagli etruschi ai nostri giorni”.

Un destino misericordioso – o forse il Comune, assessorato alla solidarietà sociale – gli ha posto accanto una donna di grande pazienza, ormai prossima al Nirvana.

Dotato di prosa tagliente e sobria – che spesso gli invidio, ha un grande spirito d’osservazione (che gli permette per altro di lamentarsi meglio).

Attaccabrighe e competitivo, cerca lo scontro a tutti i livelli con chiunque su qualsiasi argomento per qualsiasi motivo. Per rilassarsi pulisce, anche se non lo ammetterà mai, e pulisce benissimo.

Ospite amabile e vizioso, dotato di grande capacità di adattamento e abile nel viziare i propri ospiti. È la persona più indicata da avere accanto se si ha un figlio piccolo.

Ha una passione smodata per il sushi. Ma anche per gran parte del resto del cibo esistente.

Adora, ampiamente ricambiato, il mio Peppe, per cui mi tocca di volergli bene.

 

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