La fuga dei baccelli

blog sinottico di due ricercatori in fuga

May 4th, 2012

TFA – La sintesi di un Paese

Santander, by enrico.

Sono stati finalmente pubblicati i bandi per l’accesso al TFA (Tirocinio Formativo Attivo): lo strumento pensato dal Ministero dell’Istruzione per favorire l’inserimento nel sistema scolastico italiano di nuovi giovani docenti e, più egoisticamente, una via percorribile per il rientro sul suolo patrio di alcuni baccelli in fuga.

Il baccello santanderino ha quindi dedicato buona parte della sua mattinata ad una attenta lettura del suddetto; sorvolando sulle immancabili perle grammaticali che ti garantisce qualsiasi bando quando viene pubblicato al sud delle Alpi, le sorprese negative non sono state poche. In un primo momento ci si è sorpresi per la scoperta di un odioso balzello (oscillante tra i 100 ed i 150 euro per ogni classe di concorso cui si decida di partecipare) cui saranno costretti tutti i “candidati”; un balzello che se moltiplicato per le migliaia (forse più di una decina) di più o meno giovani che proveranno ad avere accesso ai TFA ci da la misura del discreto “gruzzoletto” che metteranno da parte gli atenei italiani in un momento per loro così difficile.

Ma la botta vera è arrivata nelle ultime pagine: coloro che dopo una selezione basata su tre prove risulteranno idonei alla partecipazione al Tirocinio, non solo dovranno pagare, ma dovranno pagare salato. Nel caso degli atenei toscani si tratta di 2.200 euro, ma in altri casi pare si possono superare i 3.000. Si tratta di una tassa ingiustificata ed ingiusta. Ingiustificata perché, così per come è stato pensato il TFA il “tirocinante” verrà affiancato a degli insegnati medi o superiori e non comporterà alcun costo molto per i singoli atenei destinatari delle tasse. Ingiusta perché, soprattutto in questo momento di crisi, introdurre una barriera di questo tipo significa precludere a moltissimi la possibilità di partecipare. Difficilmente, coloro che non hanno un sostegno economico potranno permettersi non solo di lavorare gratis ma di dover anche pagare per farlo. Sorprende che in mesi in cui tanto si parla di lotta alla precarietà del lavoro giovanile siano possibili storture di questo tipo.

La sensazione è che finché l’Italia continuerà ad essere il paese che è continueranno ad esserci dei baccelli costretti alla fuga.

 

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