La fuga dei baccelli

blog sinottico di due ricercatori in fuga

January 17th, 2012

Capitano, mio capitano

Santander, by enrico.

(premessa: mi son deciso a scrivere queste due righe dopo aver visto la reazione spagnola ai fatti di cui parlerò)

 

In questi giorni l’attenzione è tutta rivolta all’isola del Giglio. Mentre le telecamere, morbosamente, aspettano che da quel gigante d’acciaio poggiato sugli scogli possa ancora uscire qualcuno in vita, i media hanno trovato nel comandante Schettino il colpevole perfetto. Una manovra pericolosa, l’incapacità di gestire l’emergenza,  la fuga dalla nave ancora carica di naufraghi sono tutti elementi che lasciano pochi dubbi sulle colpe del capitano. La sensazione è che questa colpevolezza chiara, lapalissiana, possa essere usata a pretesto, come spesso capita, per non investigare le responsabilità più a fondo: Schettino si è rilevato inadeguato al ruolo che ricopriva, ma credo che ancora di più lo sia chi quella posizione ha deciso di affidargliela o chi lo ha istruito. La colpevolezza di uno non può, e non deve, lavare la coscienza a tutti. Lascia sgomenti il fatto che sia stato anche solo possibile che il comandante di una nave con più di 4.000 persone a bordo abbia potuto concepire una manovra come quella. Si ha la netta sensazione che di quanto sta succedendo in queste ore rimarrà solo il capitano cattivo e, al massimo, “la splendida macchina dei soccorsi” (formula abusata dal nostro giornalismo che troppo spesso funge da autoassoluzione collettiva); si perderà l’ennesima occasione per provare a fare qualche riflessione più profonda. In realtà, in questa tragedia c’è molto della nostra Italia, del Paese dove anche il comandante Schettino è cresciuto e si è formato: la supponenza, l’arroganza, la codardia, l’incapacità di assumersi le proprie responsabilità.

Alla fine dei giochi un capitano che abbandona in fretta e furia la propria nave che affonda è forse la sintesi più azzeccata, e più amara, dell’Italia degli ultimi anni….

 

(p.s., gli spagnoli, e con loro buona parte dell’opinione pubblica europea, non riescono sinceramente a spiegarsi come sia possibile che una una nave possa andare a sbattere contro un’isola che è lì, ben visibile, da milioni di anni. Per loro è qualcosa che trascende anche il concetto di “errore umano” e che entra nel campo della follia).

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