La fuga dei baccelli

blog sinottico di due ricercatori in fuga

December 14th, 2011

Piazza Dalmazia, Firenze, Italia

Santander, by enrico.

Quello che è successo ieri a Firenze rappresenta una ferita che difficilmente si rimarginerà presto. Da quando ho letto la notizia sono entrato in uno stato confusionale dal quale provo ad uscire con queste poche righe. Samb Modou e Diop Mor, così si chiamavano, hanno pagato il prezzo più alto; sono stati colpiti anche Moustapha Dieng, Sougu Mor e Mbenghe Chelike; tutti e tre in queste ore stanno lottando per la vita. Le vittime di questa storia hanno pagato solo per il colore della propria pelle; pare assurdo, pare fuori dal tempo, ma è drammaticamente così.

Il fascista che ha sparato, così lo voglio chiamare ribaltando quel copione ripetuto dai nostri media nazionali che continuano a dipingere le vittime come generalmente “senegalesi” mentre solo al carnefice viene riservato il diritto di avere un nome e un cognome, non può essere frettolosamente etichettato come un folle; sarebbe troppo facile e, soprattutto, auto assolutorio per l’insieme della nostra collettività. In Italia, negli ultimi decenni, si è assistito al progressivo sdoganamento del razzismo che è stato prontamente ripreso e cavalcato tanto dalla destra neo-fascista quanto dalla Lega Nord. La colpa è collettiva, abbiamo tutti implicitamente accettato che potessero esistere gruppi che inneggiavano all’odio e alla violenza, gruppi che facevano dell’esclusione del diverso un proprio credo; siamo stati forse ingenui nel credere che gli anticorpi di questa nostra democrazia potessero avere la meglio sul cancro oscuro. Il neo-fascismo, il leghismo hanno trovato spazi aperti, spazi lasciati vuoti nei quali appiccare incedi per poi soffiarci sopra con sempre più forza. E poi arriva il fascista di ieri; sarebbe stato solamente folle se, una volta arrivato in Piazza Dalmazia, avesse cominciato a sparare a casaccio. Non è andata così: la scelta legata al colore della pelle, lo spostamento in un altro mercato e la ripetizione della stessa sequenza sono elementi che non ci possono non indurre a legare quel gesto all’universo culturale nel quale quel folle si è formato, nel quale ha creduto fino alla fine e per il quale merita senz’ombra di dubbio l’aggettivo “fascista”.

In queste ore, da questo mio lontano punto di osservazione, ho sentito da più parti parlare della necessità di tornare ad un antifascismo militante, di chiudere la sede fiorentina di Casa Pound. Ok, possiamo essere tutti d’accordo, ma forse la cosa più importante e necessaria da farsi d’ora in avanti è riprovare a riprenderci quegli spazi che abbiamo fin’ora lasciato colpevolmente vuoti; così potremmo forse levare l’ossigeno tanto al neo-fascismo quanto al leghismo. Provo vergogna come fiorentino, come italiano, come europeo. Mi immagino che questi ragazzi fossero arrivati nella sponda nord del Mediterraneo con la speranza di trovare un mondo migliore, forse un futuro e invece la nostra società ha semplicemente lasciato che potesse esistere il loro assassino. Samb Modou, Diop Mor, Moustapha Dieng, Sougu Mor e Mbenghe Chelike non so che valore possa avere, ma voglio chiedervi scusa, come fiorentino, come italiano, come europeo.

 

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Responses to “Piazza Dalmazia, Firenze, Italia”

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  1. The Florence killings are a symptom of a wider racism – Alana Lentin
    http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2011/dec/16/florence-killings-racist-italy

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