La fuga dei baccelli

blog sinottico di due ricercatori in fuga

October 31st, 2011

Il matteone nazionale

Mail - di fretta, by enrico.

Negli ultimi tre giorni Firenze ha ospitato, alla stazione Leopolda, un’iniziativa fortemente voluta dal suo vulcanico sindaco. Dietro un titolo, “Big Bang”, che strizzava l’occhio all’ultimo successo discografico di un noto ex-DJ fattosi conoscere per una canzone vagamente machista che recitava “sei come la mia moto, sei proprio come lei”, si è riunito qualche migliaio di miei concittadini. Da quello che ho potuto leggere, ero in zona ma mi son guardato bene dall’avvicinarmi alla Leopolda, è regnata la confusione. Questa mattina ho sentito con attenzione un reportage radiofonico realizzato durante le giornate della Leopolda; gli intervistati parevano più confusi del loro stucchevole leader e ne ripetevano, compulsivamente, gli slogan, alle domande più specifiche del solerte intervistatore partivano dei balbettii e dei silenzi che lasciavano poco spazio all’immaginazione: il verbo renziano è così, superficiale e vuoto, proprio come le canzoni di Jovanotti.

Il dato più inquietante non è tanto un politico che non è culturalmente in grado di andare oltre i propri slogan populisti, ma sono quei cittadini che in quel politico vedono una risposta seria e concreta ai problemi del proprio Paese. Il “renzismo” (la sua mediocrità, le sue battute scontate, le sue frasi banali e vuote, la sua spesso drammatica superficialità) è il sintomo di un Paese confuso sull’orlo del baratro. Renzi sostiene ossessivamente la necessità di superare l’antagonismo berlusconismo/anti-berlusconismo, i suoi estimatori non paiono però rendersi conto di come proprio lui, in prima persona, sia un prodotto diretto del berlusconismo, forse uno di quelli, ahinoi, meglio riusciti. Il suo stesso proporsi come “uomo nuovo” è assolutamente fuori da ogni realtà, se c’è qualcuno che può essere accusato d’essere un politico “vecchio stampo” che “puzza di prima repubblica” questo è proprio Matteo Renzi. Aver vinto le primarie di un PD fiorentino diviso ed impresentabile ed essere stato eletto sindaco in un feudo storico della sinistra non mi paiono due credenziali sufficienti per credersi il messia di una nuova sinistra. Se la vogliamo buttare sulle comparazioni biografiche, che a lui tanto piacciono, quando nel 2004 lui è sceso in politica seguendo le orme paterne, lasciando un “sudato” posto nell’azienda di famiglia e risultando eletto in quota Margherita alla presidenza della provincia di Firenze io ero appena laureato e cominciavo ad arrancare nel mondo della ricerca, sono passati quasi otto anni e lui è ancora lì che sguazza nel ruolo di “giovane politico” mentre io son sempre qui che sguazzo nel mio di precario. Non vorrei sembrare superficiale, ma qualcuno mi saprebbe indicare dove starebbero le differenze con quella cricca di brontosauri contro cui si scaglia quotidianamente il bel matteone?

Nella serata di ieri il nostro eroe era ospite di Fabio Fazio e il pubblico presente pareva sbellicarsi ad ogni sua frase, neanche fosse un cabarettista. Quello spettacolo mi ha riempito di tristezza, forse cambiare questo Paese sarà ancora più difficile di quanto avessimo immaginato.

 

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Responses to “Il matteone nazionale”

Comments (4) Trackbacks (0) Leave a comment Trackback url
  1. Propongo di aiutare il Renzi nel suo difficile compito: affezionati lettori del bloh, contribuite con altre idee da presentare al Renzi.
    Comincio io

  2. idea #101: tenere fissa l’ora legale, così non fa buio prima

  3. il blu sta bene su tutto… non esistono le mezze stagioni… se si guadagna di più, si sta meglio che se si guadagna di meno… e via mediocrità banali come questa…. questo è l’orizzonte politico del mio sindaco (l’ho votato al ballottaggio…. mannaggia!!!)

    samuele at 10/31/2011 20:04
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